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Camboi è l’acronimo di Campo dei Buoi, una zona di Meleto che dal Medioevo e fino ai primi anni ‘60 veniva utilizzata per l’allevamento di questi bovini. In quella stessa area negli anni ‘70 sono stati poi impiantati vigneti con prevalenza di Malvasia Nera del Chianti che oggi ci danno un vino unico. Camboi è l’ultima creazione del Castello di Meleto, ma si sta ritagliando un posto di tutto rispetto all’interno della nostra offerta. Si tratta di un vino di difficile categorizzazione perché molto raro all’interno del panorama enologico nazionale. Quella delle malvasie è una famiglia sconfinata, ma è molto difficile trovare una Malvasia Nera del Chianti in purezza perché storicamente è sempre stata utilizzata in uvaggio con altri vitigni autoctoni toscani.

Informazioni sull'host

Le prime testimonianze su Meleto risalgono all'XI secolo, periodo in cui il Castello apparteneva ai monaci Benedettini della Badia a Coltibuono.
Il nome “Meleto in Chianti” è citato per la prima volta nel 1256 nel Libro degli Estimi dei Guelfi fiorentini, come proprietà di una famiglia feudale locale. Grazie alla sua posizione, vicino al confine tra i territori delle Repubbliche di Firenze e di Siena, il castello divenne prima il principale baluardo fiorentino della zona ed in seguito una delle principali fortificazioni nel Terziere di Gaiole della Lega del Chianti. Ciò fece del castello un’ambita preda tra i due contendenti, anche se non subì mai gravi distruzioni.
 

Il Castello di Meleto Oggi
Tra le tante storie di cui le mura di Meleto sono state testimoni, la più curiosa e significativa è senza dubbio la costituzione della società Viticola Toscana, nata alla fine degli anni ‘60 con lo scopo di valorizzare la vocazione vitivinicola del territorio. A partire dal 1966 l’agricoltura italiana ha vissuto, infatti, un periodo di grande fermento con l’entrata in vigore del “Piano Verde” e la caduta delle barriere doganali nel Mercato Comune, eventi che in due anni fecero tornare alla terra oltre centomila lavoratori.

Da queste premesse, nel maggio 1968, Gianni Mazzocchi, fondatore dell’Editoriale Domus, ebbe l’idea di lanciare attraverso le pagine della rivista QuattroSoldi una sottoscrizione chiamata “Operazione Vigneti”. Un’iniziativa che oggi verrebbe definita crowdfunding e talmente all’avanguardia che all’epoca venne ripresa anche dalla stampa internazionale. Lo scopo era quello di raccogliere 150 milioni di Lire attraverso la sottoscrizione di quote dal valore di 10.000 Lire ciascuna. Ogni adesione doveva essere di “almeno una minima unità azionaria coltivatrice”, corrispondente a 100 azioni, per un valore minimo di 1 milione di Lire.

Fin da subito, l’Operazione Vigneti suscitò interesse e consensi, tanto da raccogliere in soli due mesi oltre mezzo miliardo di Lire. Venne, così, costituita la Viticola Toscana che acquisì il Castello di Meleto, ancor oggi sede della società, e circa 1.400 ettari di terreno circostante. Fedele all’impegno preso con i sottoscrittori, la Viticola Toscana si dedicò al risanamento della proprietà, che versava in condizioni di abbandono e sottosviluppo. Con la rinascita agronomica cominciò anche il recupero storico e architettonico dell’area grazie agli interventi sui casali, sulla Pieve con l’annesso convento di Santa Maria a Spaltenna e sul Castello.

Oggi la società Viticola Toscana, con i suoi 1.600 azionisti-fondatori, è ancora proprietaria dell’intera area e rappresenta un modello aziendale tanto efficiente quanto unico.

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Dove si trova il produttore

Castello di Meleto, 53013 , Gaiole in Chianti, Italia

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