Sull’Appennino romagnolo, tra i boschi e le pendenze vertiginose di Modigliana, nasce negli anni Settanta Ronchi di Castelluccio, la prima esperienza romagnola di vino di qualità da singola vigna. Un progetto visionario ideato nel 1974 dall’intellettuale e regista Gian Vittorio Baldi, che intuì il potenziale straordinario di queste colline fredde e boscose, anticipando il concetto di zonazione in Romagna. A sostenerlo, tra i primi, fu Luigi Veronelli, convinto come lui che la vera identità di un vino dovesse nascere dall’espressione più autentica del territorio.
La tenuta si estende tra i 253 e i 411 metri sul livello del mare, su suoli antichissimi formatisi milioni di anni fa quando qui si ritirava il mare: marne e arenarie, sabbie e argille calcificate che ancora oggi riaffiorano, raccontando un passato sottomarino. Le vigne affondano le radici in terreni poveri, sciolti e calcarei, con pendenze che sfiorano il 40%, costantemente accarezzate dalla brezza dell’Adriatico e circondate da una ricchissima biodiversità di ginestre, querce, castagni e antichi ulivi. Quando la nebbia avvolge la valle, le colline emergono come isole, offrendo uno spettacolo suggestivo e irripetibile.
Qui nascono i “ronchi”: piccole radure strappate manualmente al bosco, ciascuna con caratteristiche uniche di esposizione, suolo e microclima. Da queste parcelle prendono vita vini da singola vigna, dove Sangiovese, Sauvignon Blanc e Cabernet Sauvignon esprimono identità distinte e profonde. Le rese sono bassissime e il lavoro è interamente artigianale: potature manuali, concimazioni organiche, inerbimento naturale e trattamenti misurati a base di rame e zolfo. In cantina le uve vengono vinificate separatamente con fermentazioni in acciaio o in grandi tini di rovere; l’affinamento prosegue in barrique francesi a tostatura delicata e poi in bottiglia, alla ricerca di equilibrio, tensione e longevità.
Dal 2020 la tenuta è guidata dai fratelli Aldo Rametta e Paolo Rametta, che hanno scelto di rilanciare questo storico progetto tornando alla vinificazione separata di ogni ronco, nel solco della visione originaria. Oggi Ronchi di Castelluccio è il punto d’incontro tra arte, natura e rigore enologico: un luogo dove il vino diventa racconto del paesaggio, della memoria e di una Romagna autentica e verticale.